La lunga via crucis del cantiere di viserba - 80 alloggi di edilizia pubblica -raccontata dal Vice Presidente di ACER


Finalmente c’è l’abbiamo fatta, siamo al giro di boa, ormai in dirittura d’arrivo per l’inaugurazione degli 80 alloggi di Viserba. Infatti martedì 29 maggio (alle ore 11) avrà luogo l’inaugurazione delle palazzine e la contestuale consegna dei primi 32 alloggi agli altrettanti assegnatari, mentre i restanti 48 saranno consegnati gradualmente nel corso dei successivi due mesi. Con l’occasione vale la pena ripercorrere la storia di questo lungo cantiere protrattosi per circa otto anni, per trarne alcuni insegnamenti per il futuro.
La consegna dei lavori risale al 20/04/2004 (non al 2002 come ha più volte sostenuto il Corriere), a seguito della gara d’appalto l’A.T.I., costituita tra l’impresa di Damiano Belgiovine & C S.a.s. - a cui è successivamente subentrata l’impresa CO.NE.S.Srl - e l’impresa SMEI Spa, si è aggiudicata le opere con un ribasso del 11,92%.
La durata dei lavori era stata fissata in 30 mesi ma dopo solo 14 mesi, ed esattamente nel giugno del 2005, l’impresa CO.N.E.S. Srl tira il freno e rallenta le lavorazioni apponendo una serie di riserve sugli atti contabili. Sosteneva infatti, pretestuosamente, che vi fossero lacune progettuali nella parte strutturale degli edifici, con particolare riferimento all’interrato e chiedeva 700.000 euro in più per continuare l’opera. Inizia così un lungo braccio di ferro che porta, inevitabilmente, alla rescissione contrattuale, ed alla causa con la ditta, tuttora pendente in appello. Nel procedimento giudiziario di prima istanza riusciamo però ad incassare la polizza fideiussoria che copre i danni e i maggiori oneri per il riappalto, ma l’obbligo di mantenere la situazione de facto, per lo svolgimento delle perizie imposte dal Tribunale, manda il cantiere inevitabilmente in stand by per almeno 27 mesi.
Il 16/03/2007 viene riapprovato il progetto esecutivo per il completamento delle opere e il 29/10/2007, a seguito di nuovo appalto, l’impresa SIELCI Srl, una ditta di Milano (a proposito dei luoghi comuni sulle ditte del sud!) si aggiudica i lavori.
Il 14/12/2007 la ditta firma il contratto e riprende l'attività di cantiere poi, improvvisamente - siamo nel 2010 - l’impresa riduce la presenza delle maestranze e rallenta le lavorazioni fino a cessarle. La ditta appone riserve pretestuose, che nascondono in realtà una situazione di sofferenza aziendale, abbandona il cantiere e i lavori completati per circa il 90%; situazione assurda, mai accaduto prima. Di solito i problemi arrivano una volta finita la struttura edilizia, quando ci sono da affrontare i costi importanti dell’intervento e le lavorazioni più accurate: gli impianti, i tamponamenti interni ed esterni, gli infissi, le pavimentazioni, i sanitari, ecc. Altri sei mesi se ne vanno nel tentativo di terminare i lavori, ma non resta che prendere atto della situazione ed avviare le procedure per rientrare in possesso del cantiere.
Viene tentata, contestualmente alla procedura prevista dalla normativa su lavori pubblici, una iniziativa d’urgenza attraverso il ricorso all' art.700 del C.C., ma il Tribunale di Rimini non da il semaforo verde, resta quindi solo la via tradizionale, già in corso, al fine di arrivare alla rescissione contrattuale.

In data 02/05/2011 l’impresa Sielci Srl, con provvedimento dell’autorità giudiziaria, viene dichiarata fallita e il curatore fallimentare, nominato dal Tribunale di Milano, chiede chiarimenti ed informazioni in merito al cantiere al fine di fotografare la situazione tecnico-economica che l’impresa aveva lasciato; una verifica indispensabile per la presa in consegna delle opere, volta ad evitare eventuali future contestazioni.
Nel frattempo gli edifici che potevamo vigilare parzialmente e solo dall’esterno subiscono danni e furti.
Il terzo riappalto delle opere avviene con maggiore rapidità rispetto ai precedenti, gli importi residui per completare i lavori sono sotto soglia è quindi possibile fare ricorso alla procedura negoziata ai sensi della normativa vigente. I lavori ripartono il 03/08/2011 ma la nevicata di febbraio 2012 porta ad una chiusura del cantiere per almeno 40 giorni. Tutte le lavorazioni in corso vengono posticipate compreso il collegamento dei corpi di fabbrica al teleriscaldamento, che deve essere realizzato da SGR su incarico del Comune di Rimini; lavorazioni che sono iniziate a metà marzo.
Nel frattempo - siamo a marzo/aprile - arriva un altro imprevisto, nel momento in cui gli impianti idrico-termico sanitari vengono messi in pressione si manifestano notevoli perdite nelle tubazioni che vanno riparate, errori di lavorazione che comportano tempi ed oneri che non possiamo recuperare rivalendoci su una ditta che è fallita, ma sulle quali intendiamo accertare tutte le responsabilità.
Intanto il Comune approva la variante dei lavori, in linea tecnica, propedeutica alla richiesta di abitabilità il 17/04/2012.
Alla luce del tempo trascorso è indubbio che i costi siano lievitati, anche a seguito dei danni creati dalle ditte che hanno abbandonato il cantiere e i furti subiti, ma la copertura finanziaria è stata assicurata con l’escussione delle garanzie fideiussorie rilasciate dalle imprese e con fondi stanziati da ACER (legge 560/93), senza gravare ulteriormente sul bilancio del Comune.

E’ finita? Speriamo proprio di sì, la sequenza di "tegole" cadute su questo cantiere  è impressionante! Sono una persona di fede e non cedo ai richiami esoterici e alla superstizione, ma  per il senso comune ci sarebbe materia……Sono invece certo che la vicenda  finirà bene, la volontà e la determinazione non è mai venuta meno, non ci siamo mai scoraggiati,  tutta l’azienda ha tirato e fatto squadra: la direzione, i tecnici e gli amministratori, consapevoli delle finalità sociali del nostro lavoro; molte famiglie potranno finalmente trovare un “riparo” sicuro e la risposta ad un bisogno molto forte di sicurezza e stabilità. 
Tuttavia questa vicenda al pari di altre non ancora concluse ci consegna alcuni elementi di riflessione che non possiamo ignorare. La prima è che il sistema pubblico non può permettersi di impiegare tempi cosi lunghi per la consegna di nuovi alloggi, i costi sociali sono troppo alti; la seconda è che l’attuale sistema degli appalti pubblici non tutela a sufficienza le Stazioni Appaltanti dal rischio di fallimenti e crisi aziendali. Certo il passaggio dal sistema del “massimo ribasso” a quello “economicamente più vantaggioso”, che punta sulla qualità tecnica degli interventi e sulla solidità delle aziende, aiuta ma da solo non basta, va accompagnato con la scelta di tipologie costruttive meno tradizionali, che riducano i tempi di realizzazione e con essi il rischio di abbandoni e fallimenti, contenendo al tempo stesso i costi di costruzione, ed è proprio in questa direzione che intendiamo andare con i prossimi interventi, per evitare che vicende come quella di Viserba si possano ripetere.

Dott. Carlo Alberto Celli
Vice Presidente ACER
Rimini, 22 maggio 2012

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Pubblicata il: 23/05/2012